Ben più triste di chi non ha la vista è la condizione di chi, pur vedendo l'arcobaleno sfumature di un raggio di luce rifratto da un vetro, non solleva mai gli occhi verso il cielo per vedere verso quale orizzonte sfuma la luce. Non sollevare mai lo sguardo verso il cielo terso, spazzato da un vento ingannatore, per osservare puntini di luce tremolare nel velluto più leggero o le mille sfumature dei marmi di austeri palazzi, illuminati dalla fredda luce di un mattino primaverile è privarsi del sopra e del sotto vivendo nella stessa condizione di chi, immobilizzato, non può girare la testa.
E' la paralisi del sè, il trionfo dell'Io e lo svillimento dell'Es.
Ben più triste di chi non ha l'udito è la condizione di chi, pur ascoltando il suono fatuo della propria voce, non si sofferma mai ad ascoltare passi leggeri che rimbombano sotto le volte dei portici quando le case si risvegliano e dietro ai vetri sboccia il fiore del quotidiano e nella strade pochi passanti macinano le suole sul porfido di piazze ancora baciate dalla rugiada del mattino mentre, placide statue non viste li guardano indifferenti dall'alto dei loro piedistalli. Non ascoltare altro che il rumore assordante del traffico che inghiotte tutto e l'assordante rumore che esce da cuffie di apparecchi portatili equivale alla privazione dell'Altro, presenza ingombrante e fastidiosa perchè non ci permette di crogiolarci nel nostro isolamento, alla luce del sole ben poco dorato, ma almeno ci fa beare del suono vuoto della nostra voce che copre tutto anche la vocina nascosta del nostro daimon.
E' la paralisi del sè, il trionfo dell'Io e lo svillimento dell'Es.
*Sciarelli's style*
Questa sera ci occuperemo del caso di Uischi, un giovane felino dal mnto strito rosso e bianco che un giorno di dicembre decise di operarsi per cambiare quel corpo che gli aveva sempre procurato più dolori che gioie fin dai tempi in cui giocava con i suoi fratelli - lo chiamavano Rocco in quel periodo - nei verdi campi della sua infanzia. Poi, misteriosamente, una sera di gennaio è uscito dalla sua stanza. Fiore de Rienzo ha raccolto per noi la testimonianza di chi gli è stato vicino poco prima della scomparsa.
S.: Secondo me è in Chapas uischi
E.: No, il Subcomandante Marcos ha detto che non gli serve perché con quello smalto blu non potrà mai nascondersi nella foresta. Ribattere che ha incontrato anche Bertinotti e Materazzi non è servito a nulla, solo a farmelo ritrovare in un orfanotrofio di Caracas.
S.: Anche la melandri che pensa che lo smalto blu faccia tanto nazionale e lo ha riportato indietro da caracas alla sua casia in kenia a far trenini ( è o non è una splendida regina?!)
E.: Nel bel mezzo della guerra civile oltretutto.
S.: Esatto
E.: Così è stato di nuovo sequestrato finito di nuovo sequestrato. Naturalmente pagando un riscatto esorbitante (un 8 kg di croccantini per gatti. Purtroppo il riscatto si pagava a peso.) la Farnesina ce lo ha riportato a casa. All'arrivo del charter a Fiumicino c'era una folta schiera di reporter ad addenterlo. Pare che abbia dichiarato che gli Usa non volevano che fosse liberato perchè - ha detto - potrebbe usurare JhonnyBoy. A nulla è servito il sacrificio di un agente del Sismi ad un posto di blocco. Il gatto, al suo arrivo, si è esibito in una performace di "Last Christmas" e "Hey Girl Hay", depilato e con tatuato Caution sulla pancia. la camminata è quella che è. Lo volevano anche chiamare Simona&Simona, ma le foto al Campidoglio le ho fatte togliere perchè non gli rendevano abbastanza giustizia.
S.: Simona&simona.......penso in abito tradizionale irakeno, magari un bel burka.
E.: E che diamine! E' un Gatto Rosso lui (uno davvero indipendente!), mica un embro di una ONG che si sa bene quali rapporti abbia con il terrorismo. Gino Strada mi ha dato ragione.
S.: Non rendevano giustizia perchè era celato il tatuaggio penso.
E.: Nelle ultime apparizioni del padre-padrone di Amnesty pare abbia riesumato la parrucca Nera che indossavano i Cugini di Campagna.
S.: E canta hey girl hay?
E.: Sotto le bombe a Kabul, operando con ago, filo e naturalmente una graffetta.
S.: Torniano a Uischi però. Pannella almeno ha digiunato un po'? Caruso non ha fatto qualche sit-in di protesta? Agnoletto non ha organizzato cortei?!? Comunque credo che tu debba rassegnarti: Uischi, dopo aver assunto l'identitàdi Jessica ( felina travesta "permoltimanonpertutti") sulla rete, in realtà si è rivelato essere quello che è: in realtà è Johnnyboy. Solo che doveva nascondercelo perchè il centro non lo trovasse e perchè Angelo sapeva tutto. Per foruna miss Parker è torda e come al solito non ha capito nulla, ma Sidney già sospetta quindi devi nasconderlo prima che anche Lois, che era stata abbandonata da Jarod-uischi-jessica-Johnnyboy ( l'allitterazione spiega tutto)- superman lo/a trovi....deve ancora vendicarsi di esser stata sedotta e abbandonata, con la promessa di essere il più macho del pianeta( e oltre). PEccato aver scoperto l'inganno Rosso ( la cosa rossa) troppo tardi.
E.: In ogni caso, Agnoletto aveva organizzato un corteo: vestiti di pelliccia rossa (con grandi proteste da parte di Marina Ripa di Meana che pare essere stata avvistata nuda in un piazza di Spagna.) e con le mani alzate colorate di blu puffo. Per sfortuna negli stessi giorni a Genova si svolgeva una manifestazione del FLNG che cercava di introdurre alla scuola Diaz un paio di Brontolo di provenienza - si intromette S, nel discorso "i famosi blackbrontoli!!! Ecco dove degennaro erano!!!" - incerta. La polizia è stata confusa dalla mela di biancaneve e ha finito per manganellare i partecipanti alla manifestazione pro-Uischi. (E pro CTE, naturalmente). Fonti attendibili (ho un paio di amici al Daily Planet, sai) mi hanno rivelato che Lois, delusa dal Nostro (o dai Nostri?) ha deciso di passare il Rubicone eed è stata avvistata in un lesbo bar sull'ottava in compagnia di Willow e anche, naturalmente, della Weaver. Tila Tequila era fuori che piangeva, consolata dalla Cosa Rossa.
S.: Capisco...però credo che i il FLNG sia stato ingannato dalle mani alzate, dipinte di un blu che a loro era familiare. Infatti il FLNG è solo l'ala estremista del FLNP ( Fronte Liberazione NAzionale Puffi). Pensavano quindi che la manifestazione fosse provocatoria quanto uno scambio di insulti fra tifoserie e perciò hanno reagito. L'intervento di Gargamella sul palco di Rimini, al convegno dell'Udeur è stato sospeso per sicurezza, almeno dicono - questa volta è E. ad interrompere chiedendo come mai Gargamella ha disertato la Convention di CL che si svolgeva in quei giorni???". Pare che Tila Tequila si sia strappata a morsi il trono di Mtv con CecchiPAone. In ogni caso Gargamella ha disertato. Sai sicurezza nazionale.Anche a lui hanno concesso la scorta per girare per Genova, il FLNG gli aveva fatto recapitare, in busta chiusa, alcuni caricatori di SuperLiquidator.
E.: Ah, adesso è tutto chiaro! Pare, infatti, che Cecchi Paone abbia dichiarato: "Tila Tequila? Era meglio che gli Ammericani avessero fatto il loro dovere in Vietman, liberandoci di quei musi gialli. Ma io non avrei mai fatto un programma del genere, meglio l'Isola".Pare che volesse alludere a Lost, fatto sta che pochi giorni dopo la Ventura annuncia la sua partecipazione al reality.
S.: Vedo che sei informata sugli ultimi movimenti di Tila quindi.....beh in ogni caso io voto, nell'edizione prossima ventura per Pecoraro Scanio, che si contenderà la brunetta tuttopepe. ( spezzando il cuore a Franco Grillini, che lo aspetta in Transatlantico presso il telaio). Ah lost......certo....penso che però sia stato informato male. Credo che abbia inteso Lost in translation ( o in transatlantication visto il Pecoraro), cioè un porno d'infimo ordine con protagonisti interracial e quindi ha dato adesione entusiasta. Ma solo perchè lui Tila Tequila non la può vedere....le ha rubato Bobby.
Siamo spiacenti ma per il momento tutte le trasmissioni sono state interrotte.
I servizi riprenderanno il prima possibile, ci scusiamo per il disturbo.
Siamo sempre stati dei Pionieri.
Anni fa quando nessuno aveva di idea di cosa fosse un blog ecco che noi già ne avevamo uno.
Uno piccolo, mica uno di quelli che vanno di moda adesso.
Non era un foto blog, non era un video blog, non era uno space.
Di funzionalità, poche.
Un text editor piuttosto scarno e qualche linea di HTML editabile, il famoso template.
Eravamo in pochi, non più di un migliaio di persone, credo.
Insomma, era tutt'altro che una moda sebbene i contenuti non sono cambiati.
In quei blog si poteva leggere tutto quello che si può trovare oggi, foto e video a parte: c'era la pagina riempita di poesie - originali e non aka giovani-scrittori-crescono-(o invecchiano), quello dell'adolescente - che ancora non si chiamava emo all'epoca - con manie suicide e/o autolesioniste e infine il blog riservato a pochi intimi dove la vita privata era spiattellata nei minimi particolari. Per alcuni il blog era la somma di tutte queste cose.
Poichè tutto cambia per non cambiare ecco che i contenuti sono sempre gli stessi, forse solo il modo in cui esprimerli è andato peggiorando: da quando il blog è diventato un fenomeno di massa - da qui la divisione fra pro e amateur, quelli che non pagano un canone mensile? - abbiamo assistito impotenti alla sostituzione dissennata della C con la K, a un impoverimento del vocabolario e ad un abbruttimento sintattico (attenzione: l'utilizzo prolungato di congiuntivi può causare congiuntivite. Consultare il foglietto informativo e rivolgersi al proprio medico quando si ravvisano i primi sintomi) che non ha eguali e permette di tastare, meglio di mille ricerche socio-demografiche, il polso dell'italica scuola (o sQuola? O, meglio ancora, sKuola?).
Quello che non è cambiato è l'impulso che spinge (e su questo sono stati scritti migliaia si saggi sul fenomeno, business nel business) a crearsi un blog, un diario virtuale: esibizionismo.
Nella società dell'immagine ciò che conta è apparire, perchè se non sei visto (nel nostro caso si poteva dire: letto) non esisiti e allora giù a scrivere, di tutto e di niente. Quindi, all'epoca, non abbiamo fatto altro che rispondere al bisogno più grande dell'uomo - l'arte della comunicazione, sfaccettatura dell'arte dell'esibizione - in modo più o meno consapevole.
E allora non eravamo dei Pionieri, semplicemente siamo Uomini del nostro tempo.
Più che Pionieri, Precursori.
Prima degli altri abbiamo capito in che modo - nuovo - le pulsioni di sempre potevano essere liberate e vi ci siamo buttati a capofitto.
Immobile in mezzo a quel vicolo immerso nella penombra osservava indolentemente il riverbero delle luci dei lampioni, ovattate come il rombo cupo dei motori, in quella notte autunnale in cui la nebbia stava diventando la vera padrona della città. I fari cercavano inutilmente di vincere la resistenza di quell'impalpabile muro nel tentativo di illuminare, per l'ennesima sera, l'asfalto nero e rovinato del lungo viale che permetteva di attraversare la città da Est a Ovest, senza mai fermarsi, senza mai riposare. Quella notte la luce brumosa delle macchine illuminava debolmente anche quella figura appoggiata al muro di mattoni, ferito dal tempo e dalle scritte lasciate chissà quanto tempo prima, mentre cercava, goffamente, di accendere una sigaretta appena sfilata dal pacchetto sgualcito. Le mani arrossate dal freddo, livide, armeggiavano tremanti con l'accendino rosso, unica nota di colore in quella notte priva di contorni, nel vano tentativo di illuminare il volto e la notte, pochi istanti appena, beandosi di quel tocco dolceamaro sul viso intirizzito. Mentre il freddo diventava sempre più acuto e doloroso, passi leggeri annunciavano l'arrivo di qualcuno ancora distante, forse, un paio di isolati e invisibile agli occhi ma non all'udito. In quel silenzio sonnolento in cui la nebbia aveva gettato la città addormentata non sembrava esserci null'altro che quell'ombra infreddolita e quei passi delicati e ineluttabili.
Se questo fosse un romanzo, probabilmente inizierebbe così. Magari un romanzo neorealista. Uno di quei romanzi che raccontano come la normalità della vita al tempo della guerra fosse una grande bolla di sapone, null'altro che un palliativo per non pensare, ma in cui tutti volevano fortemente credere, almeno finchè una bomba non spazzava via la loro casa o ammazzava figli, fratelli, sorelle, madri, padri. Uno di quei romanzi della e sulla guerra, figlio di una generazione fortemente ideologizzata a cui era stata strappata la voglia di fantasticare perchè la testimonianza era il loro dovere. Testimoniare per non dimenticare. Testimoniare per cercare di evitare che tutto ciò si ripetesse. Ma che cosa esattamente non si doveva più ripetere? I massacri in nome dell'ideologia? L'imperialismo? I bombardamenti? La violenza gratuita? O era semplicemente questa finta normalità, l'ipocrisia di dire e di credere che tutto va bene in cui l'uomo non doveva più incappare? Qualunque fosse il loro obiettivo si può affermare che abbiano fallito. Fintanto che l'uomo camminerà su una corda sospesa sopra una folla urlante restando sospeso in quel limbo che è l'essere bestia tutto questo non solo sarà continuerà a succedere, ma sarà ineluttabile. Finchè l'uomo continuerà a vivere in una sorta di giovinezza dorata, senza mai assimilare tutto ciò che è stato, finchè continuerà a vivere nel suo eterno presente senza prendere coscienza dei suoi doveri e delle sue responsabilità non si potrà davvero passare alla seconda fase, fare il folle volo verso l'Übermensch e diventare così freccia e bersaglio.
Iniziare a raccontarsi è come iniziare un racconto o un quadro.
E' ritrovarsi, inermi, davanti a una grande tela bianca con in mano
una variopinta tavolozza e non sapere da quale colore iniziare a
imbrattare la tela. Sai quale è il disegno che dovrà comparire perchè
lo vedi con l'occhio della mente, ma appena cerchi di individuarne i
dettagli ecco che questi sfumano in un vortice di colori finchè tutto
diventa luce che viene assorbita dal candore della tela e la vernice
sul pennello si asciuga lentamente fino ad essere inutilizzabile.
Oppure è come iniziare a scrivere su quel foglio completamente bianco
pronto a giudicarti ingoiando l'inchiostro scuro della penna.
Hai tutto in testa mentre soppesi fra le dita il peso della penna inesorabilmente
più pesante man mano che le frasi spezzattate diventano una sola grande
frase aria di significati eppure vuota, bianca come il foglio, come quella tela.
Eppure quando una goccia di colore si allarga lentamente sul foglio è come
se un sasso si fosse infranto sulla superficie dei pensieri e avesse creato
quelle onde che increspando la superficie creano disegni variopinti e raccconti.
E quando impari a volare, allora non vuoi più essere spinto per smuoverti.
Ma per riuscirci devi camminare come equilibrista, leggero, su una corda sottile
sferzata da venti imperiosi.
Lentamente i vetri della macchina si appannano mentre le maschere faticosamente costruite si sgretolano lasciandovi in balia della sincerità, mettendovi a confronto con tutti i limiti che faticosamente si cerca di nascondere dietro immagini patinate di un Io a volte inesistente, creato ad arte dal nulla e nel Nulla destinato a tornare sostituito da uno più adatto, ottimizzato. E man mano che le vostre corazze scivolano via leggere come seta vi ritrovate completamente Nudi, per la prima volta in balia della sincerità ed è in quel momento che la disabitudine ad essere se stessi erompe dal silenzio che vi circonda trasformandovi in piccole esistenze tremanti eppure, forse per la prima volta, limpide. Illuminate dalla luce cruda che filtra fra le crepe di ciò che resta della Maschera tutto sembra assumere una nuova dimensione, una nuova tonalità: è la vostra personale epifania che vi fa sollevare gli occhi nuovamente accesi verso il cielo per poter vedere sottili sfumature rosate all'orizzonte illuminare le basse case che vi circondano riflettendosi sui vetri opachi dietro a cui altre esistenze si svegliano, altre continuano a riposare. E' una nuova alba, uguale a mille altre eppure diversa da tutte quelle vissute.
Hear the Sound of Silence.
Enjoy the Silence.
Enjoy.
Los Angeles.
3:00 a.m. 6/25
Josh è seduto davanti al computer, illuminato dalla luce bluastra del fosforo le occhiaie che segnano il volto lentigginoso sembrano ancora più profonde. E' una serata afosa, una di quelle serate in cui neanche il ventitolatore riesce a far circolare un briciolo d'aria. Nella stanza di Josh il ventilatore è in funzione. LE pale arruginite cercano di muovere l'aria immobile, con scarsi risultati. E' una serata oziosa, una di quelle serate in cui neanche Woody Allen riesce a farti divertire. Josh si sta annoiando, come spesso gli è successo in questa calda estate. La più calda del secolo gracchia la radio perennemente accesa sull'emittente locale. Ma Josh non la sta ascoltando. E' impegnato a tracannare l'ennesima lattina di Red Bull mentre scorre le pagine senza leggerle realmente. Josh sta cercando un lavoro. Spulcia gli annunci, uno dopo l'altro, leggiucchiandoli ma senza dare l'imprsessione di essere interessato. Dopo che Alice l'ha lasciato ogni cosa ha iniziato a girare male. Le multe per eccesso di velocità hanno iniziato ad accumularsi e a ingiallire lentamente, con molta meno fretta dell piante sul modesto balcone. Aveva smesso di annaffiarle, troppo occupato ad inaffiare se stesso con litri di vodka e red bull. Poi c'è stata quella brutta storia al concessionario di auto usate, quell' ingiusta accusa di furto. In fondo Josh non li aveva rubati quei soldi, li aveva solamente presi in prestito. E li avrebbe restituiti, o almeno così dice. Ma il suo boss non gli ha creduto e così lo hanno lasciato a casa, senza un lavoro e senza un cent. Per un attimo Josh alza gli occhi dallo schermo per posarli su quella cartolina del tribunale che ha poggiato vicino a lui. Un ingiunzione. Che troia pensa Josh. Il tribunale dello stato della California vieta al Signor Josh Harnett di avvicinarsi a meno di 5 miglia dalla casa della Signorina Alice Kramp, pena l'arresto. Solo perchè una volta aveva cercato di parlarle e aveva finito per spaccare la sua fottuta macchina con una mazza da baseball. In fondo era lei che se l'era cercato. Non lo stava a sentire, urlava. E lui lo aveva fatto solo per farsi ascoltare. Che troia pensa Josh riprendendo a fissare il monitor. Josh cerca il pacchetto di sigarette. Lo trova, tastando, a fianco della tastiera, desolatamente vuoto. Josh impreca, lo accartoccia e lo getta in un angolo dove diventa il vertice di una piramide in divenire fatta di cartacce. Si volta per un attimo a guardare la stanza disordinata e poi ricomincia a navigare.
Ci sono mattine in cui ti svegli, grondante di sudore, con gli occhi sbarrati e il respiro ancora affannoso, cercando spasmodicamente qualcosa di reale, di tangibile cercando di scacciare quel turbinio di volti che ancora si affollano davanti ai tuoi occhi, folla di folletti maligni. E mentre gli occhi si riabituano all'oscurità della stanza, ancora accecati dalla luce brumosa del sogno, ti aggrappi alle lenzuola disfatte, temendo che se il contatto fosse più flebile quelle scivolino via come sabbia fra le dita. E cerchi qualcosa che ti ridia il senso della realtà senza bisogno che questo sia necassariamente un volto, una persona, un contatto fisico. In quel momento tutto ciò di cui hai bisogno è solamente un pizzico di realtà che ti permetta di assaporare il dolce e l'amaro, scacciando il guto forte del quasi-reale: un poster appeso al muro, le foto ammassato sul comodino, i pennelli sparsi sul pavimento, le bottiglie rotte, i vestiti ammassati sulle sedie, la scrivania disordinata, il computer spento. Tutto acquista un aspetto rassicurante perchè famigliare.
Inspiri, espiri mentre le cose riacquistano consistenza.
Inspiri, espiri mentre il cuore batte all'impazzata.
Inspiri, espiri riacquistando colore.
Ci sono mattine in cui ti svegli con quella fastidiosa stretta allo stomaco, la sensazione di un malessere tanto reale quanto acuto. E alora te ne stai lì sotto alle coperte, con gli occhi puntati su quel soffitto bianco che diventa schermo su cui immagine vivide si rincorrono e si mescolano, ingannandoti con promesse dal sapore di miele per poi colpire a tradimento quando, vorticando sempre più velocemente, si fanno luce e scompaiono in quello spiraglio apparso all'improvviso insieme alla luce del giorno. E anche quando i volti e i luoghi sono tornati ad immergersi nell'oblio, annegati dalle prime luci del mattino, quella morsa allo stomaco foriera di un'angoscia spinosa è ancora lì a tormentarti mentre tu cerchi, spasmodicamente, di capire che cosa l'abbia provocata.
Inspiri, espiri mentre cerchi di scacciare quella fitta sempre più acuta.
Inspiri, espiri mentre mastichi il sapore amaro del sogno.
Inspiri, espiri sbiancando.
Ci sono mattine in cui a svegliarti è il telefono oppure la sveglia, ma tu vorresti ancora dormire perchè hai quel sapore così dolce in bocca e quella sensazione di calore che ti avvolge come morbida seta. Ti volti dall'altra parte sperando che quel suono acuto venga di nuovo inghiottito da quel sogno dolce come miele a cui disperatamente ti aggrappi, rincorrendolo prima che svanisca del tutto. Ma più allunghi le dita per riacciuffarlo più quello si fa sfuggente e quel suono fastidioso. E allora riapri gli occhi e nella luce cruda del mattino i mobili della stanza hanno un aspetto arcigno, tutt'altro che rassicurante.
Inspiri, espiri mentre tu alzi per raggiungere il telefono.
Inspiri, espiri mentre bestemmi.
Inspiri, espiri schiaffeggiandoti.
Il sogno più crudele è la realtà.
She couldn't have done what she'd done, fuck.
I couldn't have done what I've done, damn.
I've hit her face and for Jenny that's the greatest penance.
But she's reminded me of that damn story.
But she's mentioned our father!
Our Father.
Our Father who played with us at weekend.
Our father who worked late in the evening.
Our Father who run off with a floozy and ten thousand dollars.
I tried to look like him, Jenny was right.
And he betrayed me.
And he betrayed us.
So I began to hate him.
So I began to hate myself.
I didn't finish college.
I've never worked further than a week.
I've never loved a woman further than a night.
I've never run away but everyone has chased me away.
And now I'm walking up and down these brighty streets
And all I have is the shirt that I wear,
And broken shoes,
And baggy jeans.
I don't have money to buy neither weed nor drops nor a pint of beer.
My throat is dried and I've nothing to drink.
My face is dirty and I couldn't wash it.
I've a guilty conscience and I can't clean it out.
And you! What are you looking at?
A dead man walking, a loser!
I know what you are thinking about!
A failure as a man! A bug!
Holy shit! Where is my shooting iron?
Non poteva aver fatto quello che aveva fatto, cazzo.
Non potevo aver fatto quello che avevo fatto, dannazione.
L'avevo schiaffeggiata e per Jenny quella era senza dubbio
l'umiliazione più grande.
Ma lei aveva tirato fuori quella fottuta storia.
Ma lei aveva parlato di nostro padre.
Nostro padre.
Nostro padre che ci faceva giocare nei fine settimana.
Nostro padre che lavorava fino a tardi.
Nostro padre che se ne era andato con quella puttanella e 10.000 dollari.
Avevo fatto di tutto per assomigliarli, Jenny aveva ragione.
E lui mi aveva tradito.
E lui ci aveva tradito.
Allora iniziai ad odiarlo.
Allora iniziai ad odiarmi.
Non ho finito il college.
Non ho mai lavorato per più di una settimana.
Non ho mai amato una donna per più di notte.
Ma non me ne sono mai andato, sono sempre stato cacciato.
E ora vago qui per queste strade assolate
e tutto quello che ho è la camicia che indosso
e un paio di scarpe sfondate
e questi jeans strappati.
Non ho i soldi per l'erba né per le paste né per una pinta.
Ho la gola secca, cazzo, e niente con cui rinfrescarla.
Ho la faccia lurida e niente con cui lavarla.
Ho la coscienza sporca e niente con cui pulirla.
E voi cosa state guardando?
Un morto che cammina, un perdente!
Lo so a cosa state pensando!
Un altro fallito! Un errore del sistema!
Cazzo, dov'è la mia rivoltella?
Fu la mano di Jack a strapparla alla brezza del mattino. "Che cazzo fai? Vuoi che tutto il vicinato ti fotta? Rivestiti, cazzo!" le urlava quasi in faccia, malfermo sulle ginocchia, strattonandola e cercando di raccattare quella coperta stinta caduta sul pavimento ai piedi della ragazza. Non c'era più quella nota petulante, di infantile pentimento, nella voce di Jack ma era carica di rabbia come durante le sue crisi. Il volto scavato del ragazzo era ancora sporco di vomito e gli occhi arrossati erano più infossati del solito, sottolineati da un tocco di nero. Trucco, probabilmente. Fu quel particolare che stupì Jenny ancor più di quello scatto tanto violento quanto improvviso che la fece indietreggiare. Passarono alcuni minuti prima che la ragazza riuscisse a dire qualcosa, attonita, in balia del fratello. "Vaffanculo, Jack, vaffanculo!" furono le prime parole che gli rivolse mentre scuoteva il braccio per liberarsi dalla stretta, spintonandolo. Jack malfermo sulle gambe, cadde pesantemente con il culo sul pavimento. Lì a terra toccava a lui la parte dell'attonito. "Io faccio quel cazzo che mi pare, chiaro? Tu NON hai più il diritto di dirmi quello che devo fare o non fare, chiaro? Non ho più 5 anni, Jack. E tu non sei più quel fottuto bambino che giocava a fare il perfetto-so-tutto-io per compiacere papà.." non la lasciò finire. Scattò in piedi e lo fece anche terribilmente in fretta per essere ubriaco. Carico di rabbia, la schiaffeggiò. Il rumore dello schiaffo restò sospeso su di loro e fra di loro mentre le lancette dell'orologio a muro, con il loro ticchettio, segnavano il trascorrere del tempo. La mano del ragazzo era ancora sospesa a mezz'aria e divenne l'oggetto degli sguardi dei due, l'uno stupito e l'altro disgustato. Poi le lacrime segnarono i volti di entrambi. "J..Jenny.. Mi disp... mi dispiace, cazzo! Io non.. non... NON.." fu probabilmente il tono patetico del ragazzo che scatenò la rabbia di Jenny. "BASTA! NON - VOGLIO - PIU' - STARTI - A - SENTIRE - STRONZO!" urlò in faccia al fratello, spintonandolo e lasciando cadere quella coperta in cui cercava spasmodicamente conforto. "VATTENE, JACK, VATTENE. Qui hai chiuso. CHIUSO, capito? IO non ti voglio più qua. Vattene a casa dei tuoi amichetti da qui ti fai scopare per qualche dollaro, vattene da loro ma NON mettere più piede qui. VATTENE. Fai della tua vita quello che vuoi, ma fallo lontano da me. Affoga nel vomito, tagliati le vene, sparati un colpo in testa, fatti investire o fottere a sangue. Non mi interessa. TU non sei più mio fratello, capito? Io non sono più quella che devi proteggere. Ora sei tu che devi proteggerti da te stesso." tremava, stretta alla sua coperta mentre la guancia colpita iniziava ad arrossarsi. "E ora vattene, Jack, vattene. E se ti fai rivedere qui giuro che ti ammazzo." Le lacrime rigavano il volto della ragazza cadendo sul pavimento impolverato, attratte inesorabilmente dalla gravità a cui cercavano di sfuggire aggrappandosi alle ciglia di Jenny. Jack non disse una parola. Continuava a fissare la sua mano come se fosse la prima volta che la vedeva, come se non fosse più sua. Solo quando Jenny lo spintonò sollevò lo sguardo verso il volto di sua sorella, riabbassando il braccio. I rumori della strada entravano dalla finestra aperta ma restavano sullo sfondo come se lì dentro il tempo fosse scandito dal pulsare della guancia arrossata di Jenny.
"Va bene. Me ne vado. Me ne vado, Jenny."
Furono queste le ultime parole che Jack rivolse a sua sorella prima di prendere la porta, fregandosene della camicia e dei pantaloni sbottonati, della faccia sporca di vomito e degli occhi arrossati. Diede le spalle a Jenny, in piedi alla finestra, semplice sagoma nera contro la girandola di colori che le faceva da sfondo. Quando la porta si chiuse, sbattendo, l'orologio battè le otto.
« Io non tremo,
è solo un po' di me
che se ne va. »